Che paura, arrivano i Vegani!

Vegani: superano il 3% della popolazione. Moda o convinto stile di vita?

Sono temuti quanto i testimoni di Geova. Quando ne incontri uno che ti spara le fatidiche parole dritte in faccia, ti sale il freddo addosso che manco un militante dell’Isis: “sono vegano”.
Io che detesto cucinare ho sempre paura di estendere gli inviti a cena agli amici degli amici perché, in quanto semi-sconosciuti, potrebbero poi rivelare un vegano che A) mi costringerebbe a rocamboleschi menu a base di ingredienti ignoti, B) resterebbe penosamente digiuno, C) resterebbe penosamente a digiuno sfagiolando pipponi moralisti sui presenti in quanto onnivori.
In tutta onestà preferirei affrontare i mostri lanciati da Vega pure senza Goldrake.
Sì perché il vegano è la versione estremista del vegetariano. E certo non sempre (ma quasi sempre) tenta con ogni mezzo di convincerti che carnivoro è male, che la distruzione e la sofferenza dell’intera popolazione animale è colpa tua; sì, proprio tua che stai mangiando quella fettina di salame…
Non contesto le scelte altrui; in caso di opinioni divergenti sono comunque per il “vivi e lascia vivere”. E allora lasciateci vivere senza doverci far venire i sensi di colpa pure a tavola che quelli già li combattiamo quotidianamente. Ci piace la carne, è vero, ma non significa che siamo degli spietati assassini. Io ad esempio non mangio cacciagione perché sono contraria alla caccia. Ma non vado in giro a lanciare anatemi al grido di “pentitevi!” Sarà pure una scelta discutibile, priva di una coerenza di massa ma coerente col mio pensiero; è la mia scelta e non amo neppure motivarla o discuterla.
In ogni caso comprendo il vegetariano ma non il vegano. Lo trovo estremista, appunto. Capisco, gli allevamenti intensivi ma manco l’uovo di una gallina che razzola felice in un’aia o il latte di una mucca al pascolo… E allora che senso ha? Le galline fanno uova e le mucche danno latte: è così che funziona. E, con o senza filosofia vegan, loro continueranno a produrre latte e uova, non è che si tappano e vanno a pensionarsi alle Maldive.
Ad ogni modo, la percentuale vegana si barcamena tra un saliscendi intorno al 3% della popolazione. Qualcuno ci diventa, qualcuno resta, qualcuno inverte la rotta e torna indietro. E le industrie alimentari cavalcano l’onda (fish free ovviamente) e si stanno inventando di tutto a base vegetale. Ovviamente il mio primo pensiero va ai dolci, a quei due momenti dell’anno in cui ti lasci andare alla crapulata selvaggia come se non ci fosse un domani… e invece c’è chi mangia l’uovo di Pasqua vegan, con “bevanda di soia” (la parola latte manco a pronunciarla), e il panettone con farina di Manitoba (anche uccidere e tritare le spighe di grano è male?) “senza latte, senza burro, senza uova”… Cazz’ ci metti dentro allora?
Ma la cosa più grandiosa del panorama vegan sono… le scarpe. Sissignore, le scarpe. Fatte con i funghi. Io ero rimasta all’ecopelle ma si vede che non bastava. Quindi la ditta tedesca Nat-2 ha creato Fungi Line, sneakers realizzate con Fomes Fomentarius, o Fungo dell’Esca, combinato con un’ecospugna composta da bottiglie di plastica riciclate, una soletta interna in sughero e la suola in gomma naturale. Idea molto apprezzabile per la sua ecosostenibilità… e poi se al vegano gli viene la botta di fame si può sempre trifolare una scarpa.
Siamo alla svolta. Se la Torre di Guardia non ci ha convinti, finiremo tutti in un’era vegan.
Chissà, magari creeranno anche l’uomo a base vegetale così metterà radici invece di scappare con l’amante…

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