Il Caos Primordiale? È nato in una casa!

Autoriproduttivo, invasivo, indebellabile, il Caos appartiene alla casa… e a chi la riordina.

«Per primo fu il Caos» dice Esiodo nella sua Teogonia, «e poi Gaia dall’ampio petto, sede sicura per sempre di tutti gli immortali che…» No! E no, caro mio, qua ti devo correggere. Non Gaia ma Casa. Casa, hai capito? È quella la sede sicura per sempre di tutti gli immortali, e sai perché sono immortali? Perché se cogliessero i bestemmioni che tiriamo ogni volta che un’orda di cavallette passa e rivolta tutto, al mondo non ci sarebbe rimasto manco Highlander.

La donna di oggi e le mura domestiche

La donna di oggi, quella che cavalca il nuovo millennio verso mete che vanno oltre il suo nucleo abitativo, non sempre è affetta dalla nostra amata sindrome di Nonna Papera, quella che spingeva le nonne a occuparsi di casa e famiglia con appagamento, che le induceva a confezionare manicaretti e torte di mele accogliendo alla sera i loro cari col sorriso sulle labbra, sempre in ordine come appena uscite dall’armadio.

Perfino la casalinga ha obiettivi fuori dalle mura domestiche, e l’impilare le mutande dei congiunti non rientra in questi.
Di conseguenza la donna di oggi, casalinga o no, s’incazza.

La donna di oggi senza il gene della casalinga alla sera ci arriva sfatta e furente per aver dovuto rassettare, lavare e stirare quello che per un buon 90% gli altri hanno incasinato, sporcato e spiegazzato. E quanto più tempo c’impiega, più acquisisce la consapevolezza di essere parte di un luogo molto simile all’universo nella remota fase del caos.

Caos e collaboratività del marito

Esempio: l’arrivo del marito dopo il lavoro. L’evento è segnato dalla scia di indumenti che si sfila, direzione ingresso-camera da letto-via corridoio, in sequenza perfetta: giacca-cravatta-camicia-scarpe-pantalone-calzini-mutande. Due le alternative: andargli dietro come un raccattapalle a Wimbledon o contare fino a dieci, respirare a fondo e lasciare tutto così com’è. Rischio: durante la notte il cane potrebbe dormirci sopra costringendola a ricorrere troppo spesso alla lavanderia. Perché sarà lei, e solo lei, a portare quei panni a lavare.

Poi lui si stravacca sul divano e aspetta la cena, durante la quale le vomita addosso tutti i suoi problemi, le fatiche, e bla, bla, bla… E la donna ascolta perché che cos’ha di interessante da raccontare tra le mille cose che ha fatto da quando ha aperto gli occhi? Che si è otturato pure il cesso, la casa è diventata un acquario e ci è voluta mezza giornata per asciugarla?
E, a proposito di cane: avete mai notato quanti peli morti produce quotidianamente un botolo delle dimensioni di un coniglio? All’incirca il numero necessario per rivestire un sanbernardo.

Un sottile gioco di accenti

A nulla vale l’ausilio dell’aspirapolvere: china a 90 gradi in barba alla peggiore ernia del disco, la donna non fa altro che rastrellarne ciuffi per tutta la giornata maledicendo A) il giorno in cui si è fatta convincere dai figli a prendere un cane; B) il giorno in cui, accettando quel lavoro si era detta “ormai sono una manager”.
Ma, in fondo, è solo un gioco di accenti; provate a pronunciarlo alla francese: ménagère, ed ecco fatto: casalinga.

Pronostico azzeccato.

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