Il piacere (?) di fare la spesa

Mi toccherà fare la spesa, prima o poi, altrimenti finiremo per addentare i mobili di casa. O i nostri gatti. Tutta la vita sembra scandita dal cibo. Pranzo, cena, salumeria, ortolano, pranzo, cena, macellaio, pescheria, pranzo, cena, supermercato…

Ieri ho sentito la mia amica Letizia. Mi ha chiesto cosa avevo da fare stamattina e io le ho esposto l’eccitante programma.

«Lo dici come se dovessi andare al patibolo. Io mi diverto.»

Non avevo dubbi.

«Sai, ad andare sempre negli stessi posti si incontra un sacco di gente, fai due chiacchiere… un po’ come quando si va in villeggiatura» mi spiega.

Rimango in silenzio con la perplessità in rapida ascesa come una febbre maligna. Mi sfugge il paragone spesa-villeggiatura. E senza volerlo comincio a dubitare delle condizioni mentali della mia amica.

Un giorno, al rientro dalle scorse vacanze, mi feci estorcere la promessa che l’avrei accompagnata. Ecco, quel giorno merita una cronaca.

Partiamo di buon’ora con la sua macchina (io in genere ci vado in moto) alla volta del mercato rionale. Già il fatto che lei mi parli tutta pimpante mentre io la mattina ho i bioritmi azzerati mi rende nervosa. Dirotto quindi l’attenzione sul suo abbigliamento sciccoso: tailleur pantalone di lino blu a manica corta, canotta panna, infradito intonato con la borsetta, foulard di seta annodato alla tracolla, anelli e bracciali vari, orologio. A confronto io potrei essere la sua cameriera azera, con i miei jeans, t-shirt, borsa da battaglia a tracolla. Non solo: lei ha trucco perfetto mentre io ho giusto una linea di matita e un tocco di mascara.

«Non sai mai chi potresti incontrare» mi cinguetta. E chi mai potrei incontrare tra le bancarelle di ’sto mercatino, vediamo… magari passa Harrison Ford col carrellino e la frusta? O George Clooney viene a fare rifornimento di caffè e pummarole? Non so a voi ma a me l’idea di mettermi in tiro per andare al mercato non mi sfiora.

Dev’essere anche questo un lato oscuro della sindrome di Nonna Papera.

E poi, la spesa. Letizia conosce tutto di tutti i negozianti. Nel quarto d’ora che abbiamo trascorso dall’ortolano ha chiesto notizie su almeno tre rami della famiglia. Ho quindi fatto mente locale su ciò che sapevo io sul mio ortolano, e ho scoperto che a stento conoscevo il suo nome.

Perché la vera casalinga-per-forza è quella che smadonna ogni volta che il frigo si svuota, che riempie il congelatore fino allo spasimo per interporre un sostanzioso spazio di tempo tra lei e il prossimo supermercato, è quella che derapa con suo carrello stracarico tra gli scaffali per battere ogni volta il suo stesso record di rapidità.

E soprattutto non conosce il nome delle cassiere. Neppure uno.

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