Il Porto delle Donne: scrivere per aiutarsi a guarire

Scrivere per aiutarsi a guarire: un approdo virtuale dove incontrarsi, e raccontarsi. Dove la parola d’ordine è Condivisione.

Scrivere per aiutarsi a guarire, una cosa in cui ho sempre creduto. Il Porto delle Donne nasce dalla presa d’atto che il detto mal comune mezzo gaudio non è poi così orribile. Quando facevo la novellista per il settimanale Intimità, mentre le mie velleità tendevano verso una scrittura totalmente diversa, qualcuno mi disse di non sottovalutare un lavoro socialmente utile. “Immagina quante donne leggendo la tua storia si sentiranno all’improvviso meno sole.” Oggi, alla luce del mio bagaglio di vita, comprendo appieno il senso di quel suggerimento.

In questo personale ultimo, difficile, quinquennio ho incontrato tante donne convinte di essere le uniche portatrici di un fardello tanto (spesso troppo) grande. Donne sole, senza uno straccio di qualcuno in grado di ascoltarle, sostenerle.

Credevo di essere sola, eppure non lo ero.

Avevo solo bisogno di gridare, di buttare fuori tutto quel fango che mi opprimeva, m’impediva di respirare. Non lo ero perché ho l’enorme fortuna di avere delle amiche – e amici – che non mi hanno mai abbandonata, che hanno percorso al mio fianco quella strada dissestata, pronti a tendermi la mano tutte le volte che ne avevo bisogno. Ho amiche e amici che mi hanno ascoltata e ai quali non smetterò mai di essere grata.

Il mio amico del cuore ha condiviso con me fiumi di birra, risate e lacrime. Con lui ho il privilegio di poter parlare di tutto, dalla dissertazione storica al sesso; ci divertiamo a consigliarci sull’intimo e tenere il gioco a mezza città che ci crede marito e moglie. Ma questa è un’altra storia, che volentieri vi racconterò quando parleremo del controverso rapporto di amicizia tra uomo e donna.

Tante donne (e altrettanti uomini) questa fortuna non ce l’hanno. Perché ascoltare non è da tutti. A volte è pesante, altre asfissiante, altre ancora snervante… Parliamoci chiaro, chi vorrebbe sommare i problemi degli altri ai propri? A vomitare parole e sentimenti siamo bravi tutti, ma per ascoltare ci vuole una marcia in più: serve empatia.

Ho incontrato tante donne, e le ho ascoltate.

E mi sono resa conto che il solo pensiero di non essere le uniche ad avere quel problema le faceva star meglio. Sorridevano improvvisamente quando dicevo “sai, anche a me…”; scattava il confronto, il contraddittorio sul far bene o far male. Non erano consigli, badate bene: nessuno può sostituirsi a noi, al nostro vissuto, al nostro sentire. Erano soltanto storie messe in parallelo, poi ognuno tirava le proprie somme, loro le loro, io le mie.

Mi è stata tanto utile, quella condivisione. Mi ha resa più consapevole del fatto che scrivere per aiutarsi a guarire è un dato di fatto. Da qui l’idea di aprire Il Porto delle Donne, un blog de La Sindrome di Nonna Papera dove far incontrare le nostre storie. Vorrei poter spartire anche un grammo del peso di un fardello che, in infiniti altri modi, è stato anche il mio.

Non siamo mai sole. In questo momento mille altre donne invisibili stanno percorrendo la nostra stessa strada, mille l’hanno appena percorsa, e forse potrebbero raccontarci qualcosa di quel tratto ancora ignoto che ci resta.

Il Porto delle Donne, scrivere per aiutarsi a guarire, e annientare la solitudine.

Ospiteremo anche interventi di specialisti su determinati argomenti di interesse comune. Ma le protagoniste sarete voi. Anche un pensiero può essere d’aiuto. Perciò attiviamo la sorellanza, e la fratellanza. Parola d’ordine: condivisione. Per annientare la solitudine che, quando non ricercata, può essere devastante.

Inviateci le vostre storie.

Scrivetemi in privato (se volete essere pubblicate in anonimato) o sotto i post che via via pubblicheremo, e raccontateci la vostra esperienza. Sarà costruttivo potersi confrontare, darsi una mano, fosse anche solo una parola di conforto. Molte volte basta quella per ritrovare la forza di alzarsi e andare avanti.

Allora, che ne dite: camminiamo insieme?

Ti è piaciuto? Condividi!