LumiDolls e l’era della non-comunicazione

Apre a Torino la LumiDolls, prima casa di appuntamenti che ospita non donne ma bambole.

Ha creato un bel vespaio la notizia dell’apertura (e istantanea quanto momentanea chiusura) a Torino della LumiDolls, la prima casa di appuntamenti italiana che ospita non donne ma bambole.

Chiamarle bambole è riduttivo: in realtà si tratta di manichini di dimensioni reali rivestiti in un elastomero termoplastico molto simile alla pelle umana che reagisce al contatto riscaldandosi.

LumiDolls: conosciamole

Le Dolls sono 8, sette femmine e un maschio: snodabili, di altezza e misure diverse a seconda dei gusti, dispongono di tutti gli orifizi (e protuberanze) umani e sono disponibili con una vasta gamma di abbigliamento, parrucche e accessori.

La carrellata lascia davvero a bocca aperta: le Dolls sono realistiche da impressionare. Perfette tanto da farti venir voglia di distruggere tutti gli specchi di casa e maledire il tempo che passa, belle, sensuali, arrapanti, oserei. I nomi sono Eva, Arisa, Naomi, Bianca, Kate, Ilary, Molly e Alessandro.

Ognuna ha caratteristiche diverse: pelle bianca o creola, tratti orientali o di casa nostra, sguardi ammiccanti, gaudenti, provocanti o languidi. Tette per tutti i gusti, dalla coppa B alla K (che manco sapevo che esistesse, qua per una C già si sparano le botte a muro). Andate a farvi un giro sul sito ufficiale della LumiDolls, c’è di che stupirsi.

Una parentesi di disappunto la aprirei su Alessandro, il maschio. A parte il fatto che già il nome: a fronte di una serie di nomi stranieri difficilmente associabili a conoscenze terrene, ma proprio Alessandro? A me fa subito venire in mente un amico dei miei figli… Chiamatelo Morgan, Rudolph, Passacarragnu, (tanto per citare i Sardi), allontanate la mente da visi conosciuti e spiacevoli associazioni di idee, porcavacca. E poi, mi piacerebbe che mi spiegassero perché, se dal lato femminile c’è cotanta bellezza, su fronte maschile hanno modellato un mezzo scorfano con la faccia da pirla, truccato da trans e con i pettorali più somiglianti a delle tette. È vero, ha gli addominali tartarugati e un comparto da battaglia di tutto rispetto ma personalmente, davanti a un taglio maschile del genere, la mia di attrezzatura si richiuderebbe sottovuoto.

Capisco che il target a cui hanno pensato sia di prevalenza maschile… ma noi, dove siamo?

E la donna vera? Neanche più puttana

Non clienti, e neanche più puttane.

E qui uso il termine nelle più nobili delle accezioni, laddove la puttana era il refugium peccatorum dell’uomo che “certe cose con la moglie non si possono dire o fare”, colei che liberava l’istinto animale, la fantasia azzerata, i desideri repressi. Lei era quella che rendeva l’uomo più uomo e certe mogli più libere di sguazzare nel bigottismo.

Abbiamo combattuto per la parità ma qualcosa è andato storto perché invece abbiamo ottenuto un livellamento dell’essere.

Un evidente fenomeno di non-comunicazione

Il fenomeno di LumiDolls nasconde un profondo disagio nel comunicare con l’altro. Le bambole non parlano, non discutono, non pretendono, non giudicano, non prevaricano, non competono, non si negano… Non vogliono indossare i pantaloni dell’uomo, vogliono solo che lui se li tolga.

Non è un semplice gioco sessuale, è un complesso di interazioni che coinvolge la sfera emotiva. Ci si accarezza, ci si parla (a monologo, è vero, ma meglio del silenzio), ci si guarda negli occhi, si ritrova quel senso di accoglienza che in parte compensa quel vuoto cosmico in cui siamo finiti.
La donna ha perso il suo ruolo e l’uomo è spaventato. Noi siamo evolute (verso un modello che non mi piace granché) e loro involuti. Non ci capiamo più e, peggio, siamo stufi di provarci.

Questa cosa delle Dolls dovrebbe farci riflettere. È davvero così che vogliamo finire, in due mondi diversi con a fianco un pezzo di plastica?
Allora almeno esigo un Doll che somigli a un vero uomo, con tanto di peli e barba, alto e normomuscolato, e con lo sguardo mandrillo da “vieni qua, pupa, che mo ti faccio vedere io che ti combino…”

Perché noi (o almeno alcune di noi) abbiamo tanta nostalgia di quello sguardo da uomo che non deve chiedere mai.

Mano sul pube (qui il cuore c’entra poco): lo giuro.

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