Quando la separazione ci presenta il conto

La separazione è sempre un evento traumatico. La vita a volte non ti avverte: ti sorprende.

Un giorno ti svegli… e sei sola.

Come uno schiaffo in faccia, di botto ti svegli da un malsano torpore e ti rendi conto che tutto quello per cui hai lottato per costruire e mantenere non c’è più. Improvvisamente il mondo ti sembra troppo grande, troppo vuoto. Ti sembra che i muri non ti sostengano più, che ti manchi una gamba. In medicina si chiama sindrome dell’arto fantasma; un soggetto amputato continua a sentire l’arto, ne avverte il peso e il prurito, tenta di usarlo. Così, lo stesso accade anche a chi subisce una separazione.

La vita a volte non ti avverte, ti sorprende.

E anche se ti avesse avvertito, quando l’altro varca e sparisce oltre la porta d’ingresso, ti avvolge quell’ineluttabile senso di vuoto a cui credevi di essere immune. Non c’è una sofferenza rapportabile alla durata dell’unione, ma senz’altro la cosa si amplifica se si tratta di una separazione over 50.

Gli over 50 sono quelli proiettati verso la raccolta dei frutti di una vita. Pensano “tra poco me ne vado in pensione, prendo mia moglie/mio marito e me ne vado in giro per il mondo a bere Margarita sulla spiaggia”. E invece… le cose non vanno sempre come avevamo pianificato.

Ho sentito spesso parlare di fallimento. Che siano 4 o 30 anni di unione, si sente quasi l’onta di aver lanciato una freccia sicuri di fare centro e invece non è riuscita neppure a raggiungere il bersaglio. Ma io non la vedo così.

Piuttosto che al fallimento mi piace pensare a un ciclo che si è chiuso in un suo tempo che non è il nostro. Non dovremmo mai dire “per sempre” ma piuttosto “per tutto il tempo che ci è concesso”. Le variabili pronte a stravolgere il nostro per sempre sono troppe per poter fissare dei paletti. Niente è certo, in questa esistenza, perché dovrebbe esserlo un’unione? È solo una candela che si è spenta perché arrivata alla fine, una lampadina che si è fulminata, un tempo che si è esaurito.

Ripartire dopo la separazione.

All’inizio pare impossibile; continui a osservare quel cumulo di macerie e non sai da dove cominciare. Sposti un solo sasso e già ti senti le braccia stanche, la schiena spezzata. Vorresti solo dormire. Essere lasciata in pace e dormire, rifugiata in sogni che ancora ti restituiscono un minimo di energia. Quanto durerà non puoi saperlo, ma già credi sarà (ancora una volta) per sempre. Condannata a soffrire per l’eternità.

Ci vuole un tempo, è vero. Bisogna attraversare quelle maledette 5 fasi della separazione che gli studiosi definiscono Negazione, Rabbia, Patteggiamento, Depressione, e infine Accettazione. Ci sono tutte, puntuali e inevitabili come la morte. Immaginate un tunnel: l’obiettivo finale sta dall’altra parte ma quando lo imbocchiamo non ne vediamo l’uscita. È solo buio. Tuttavia camminiamo, andiamo avanti alla cieca perché restare in tutto quel buio non ci piace affatto. Poi, finalmente, eccola lì. Alziamo lo sguardo ma la volta del tunnel è ancora lassù, sulla nostra testa, opprimente come un sudario che non ci appartiene perché siamo ancora vive. Allora stringiamo i denti e ancora avanziamo. L’obiettivo è laggiù, forza e coraggio, si va avanti.

E poi arriva il giorno in cui ci rendiamo conto di essere fuori. Guardiamo verso il cielo e il tunnel non c’è più: finalmente vediamo le stelle. Ecco, è allora che comprendiamo di essere fuori. Di essere sulla via della guarigione.

Non lasciamo che la separazione ci inaridisca.

Quando si raggiunge quel grado di consapevolezza, tutto è in discesa. Il più è fatto, ora bisogna solo prendere una strada nuova. Ignoriamo dove ci porterà ma dobbiamo trovare il coraggio di imboccarla. Non lasciamoci inaridire dalle nostre esperienze. Indurirsi, chiudersi a riccio dopo una separazione è controproducente: il diritto a una nuova vita ci appartiene, è ancora nostro. Non è mai finita finché respiriamo. Quindi addirizziamo la schiena e riprendiamo il nostro cammino a testa alta. Non lasciamoci portar via il sorriso, ne abbiamo ancora tanti da donare. E c’è ancora chi li apprezza, chi ci trova meravigliose quando illuminiamo il mondo.

Impariamo a riscoprirci.

Compriamo un paio di décolleté tacco 12 e sgambettiamo per casa, se necessario. Trucchiamoci e guardiamoci allo specchio. Mettiamo una bella canzone e balliamoci su. Cediamo alle avances di qualcuno che ci piace e facciamoci del sano sesso; non pensiamo a lui come il prossimo compagno di vita (quello arriverà, col tempo) ma come una salvifica iniezione di autostima. Siamo belle. Non abbiamo mai smesso di esserlo. Siamo vive, e ancora splendenti.

Il nuovo obiettivo è spostare alcune tessere in modo da rivedere alcune priorità e riconquistare il nostro posto in cima alla piramide. Un cambio di prospettiva può essere utile per vedere le cose sotto una luce diversa. La nostra.

Ti è piaciuto? Condividi!

18 Comments

  1. Carmen

    Ho deciso di separarmi io. La sofferenza è stata immensa. Ci eravamo fidanzati ai tempi del liceo, abbiamo avuto 2 splendide figlie. Poi, dopo più di 30 anni è cambiato qualcosa…Eppure il nostro amore era immenso o forse mi era sfuggito qualcosa d’importante. Adesso ho percorso tutte le tappe, a fatica sono risalita dagli inferi e adesso voglio dedicarmi un po’ di tempo, pensare a me e sentirmi meglio. Ho conosciuto diversi uomini, ma non ho incontrato quello che mi ha fatto battere il cuore a 1000, ma sto meglio, molto meglio.

    • Benvenuta, Carmen. Una storia molto simile alla mia, e a quella di tante altre amiche. Oggi ho capito che un grande amore non è una garanzia, purtroppo. Lo avevo dato per scontato ma non basta. Serve qualcosa di più, da entrambe le parti. La risalita da quegli inferi me la ricordo bene, forse non si cancellerà mai. Però oggi è un’altra storia, è bella ed è tutta da scrivere. Felice per la tua ripresa, e grazie di aver contribuito. Continua a scriverci! 🙂

  2. Paola Rambaldi

    Ho foraggiato avvocati per anni per due separazioni diversissime tra loro. E’ stato un conto salato ma ne è valsa la pena, da allora ho imparato a volermi bene e a star bene anche per conto mio.

      • Federica Flocco

        Sono separata? Non lo so. Ci siamo lasciati? Non lo so. Sono una donna libera? Non lo so. Io non ho avuto lo stesso coraggio vostro. Non me ne sono andata, non l’ho fatto andare via di forza. Sono rimasta in questo limbo che mi ha permesso di non modificare troppe cose e di lasciare che molto mi accadesse. Sono felice? Non lo so. Soddisfatta? Non lo so. Sicuramente posso dire che sono cresciuta. La certezza del non mutamento mi ha dato la possibilità di fare nuove esperienze. Una specie di ossimoro. Oggi sono la stessa e sono profondamente diversa. Faccio molto e molto attendo. Ferma e mobile. Pacifica e feroce. Sarà ciò che Dio, gli angeli, il karma, la mia anima, ha voluto per me. Però una cosa la so. Oggi mi voglio bene. Mica è poco?

        • No, Federica, è tantissimo. Volersi bene è alla base del cammino e spesso non lo capiamo subito. Crediamo che il nostro bene sia subordinato alla presenza dell’altro ma non sempre è così. Dal mio punto di vista tu hai avuto più coraggio a restare che io a chiudere. Io ci ho provato, ho resistito una settimana, poi ho mollato. Il mio modo di volermi bene era allontanarmi da chi avevo amato più di me stessa che si era trasformato nel mio malessere. Non esiste un giusto o sbagliato, piuttosto un sentire. Credo che l’importante sia arrivare alla consapevolezza di non poter restare nella sofferenza. Quello no, è velenoso, mortifero. Grazie mille, e resta con noi 🙂

  3. Simona d'Albora

    È una fase della vita e ringrazio Dio averla potuta attraversare. Può sembrare strano dirlo, ma è così. 10 anni fa, quando un mio amico tedesco, molto più grande di me, mi diceva di guardare in prospettiva la situazione per cogliere l’opportunità di crescere e di trovare quello che veramente mi piace, gli rispondevo che non vedevo prospettive, perché gli abbandoni sono tutti uguali e ben descritti da Elena Ferrante nel film “i giorni dell’abbandono” lui che sparisce senza darti spiegazioni, ma che allo stesso tempo ti odia perché gli hai permesso di distruggere l’amore senza intervenire. Perché paradossalmente è lui che ti odia e ti disprezza, quando dovresti essere tu, ma tu sei impegnata a soffrire. Io, nella sfortuna, sono stata molto fortunata, o forse ho avuto la capacità di guardarmi dentro per crescere e capire che non tutto mi è dovuto, solo perché sono stata lasciata. Io non ho avuto tempo per deprimermi, perché avevo due figli, di cui uo neonato, e tanti problemi anche economici che ancora oggi mi perseguitano. Ma ho deciso di non fare guerre, perché non è giusto. Un uomo che ti tradisce o ti lascia, non lo fa perché ti vuole fare del male di proposito. Ho deciso che dovevo approfittare del tempo che avevo recuperato per me, coltivando i miei interessi, nel tempo che mi rimane da tutti gli impegni giornalieri. Ho deciso di volere bene soprattutto a me stessa, niente guerre, niente rancore o rosicamenti. Ma almeno questo ha fatto sì che tra il padre dei miei figli e me ci sia sempre un mutuo soccorso. Non è stato facile, ma ho scardinato tutte le mie sobrastrutture mentali, quelle che avevo sull’essere coppia, sulla convivenza, sui rapporti uomo donna e mi sono resa conto di vivere molto meglio delle mie amiche separate che fanno la guerra agli ex marito è sono in cerca di un nuovo uomo per non sentirsi fallite, un nuovo uomo con il quale ripeteranno lo stesso cliché, magari con più fortuna. Ecco, io non voglio più lo stesso clichè, la separazione ti insegna a volere qualcosa di diverso, ti insegna a non pretendere la quotidianità, a cercare qualcosa di diverso nell’uomo che avrai al tuo fianco, o forse anche a stare bene da sole. Ecco, bisogna cercare la vera opportunità che la separazione ti offre: stare bene con te stessa e non hai bisogno di andare in terapia o di rivolgerti al buddismo o ad altro. Sono stata fortunata, perché tutto quello che mi è capitato e da cui dovevo difendermi, no mi ha dato il tempo di essere insoddisfatta. Incazzata, magari, ma quello passa. Scusate, non so se ho scritto tutto bene, ma le lettere sono piccolissime e ho dimenticato gli occhiali a casa.

  4. Hai scritto benissimo, e ti ringrazio tanto. Anch’io ho scelto: niente guerre. Problemi economici quanti ne vuoi ma niente guerre, preferisco avere le tasche più leggere ma poggiare la testa sul cuscino, la sera, e ritenermi serena. Cerco di non intaccare il rapporto col padre dei miei figli, grazie ai quali non ho avuto tempo, come te, di deprimermi troppo. I soldi per la psicoterapia non li avevo, così ho ripiegato sugli amici, il kung fu e la batteria. E qualche capata nel muro, quella sì. Ma si può fare. Si fa.

  5. Paola

    La separazione!!!!!!!…..dopo 9 anni, a ripensarci, ho i brividi…Ci sarebbe da scrivere un libro ( a dire il vero ci ho provato…ma non l’ho mai terminato)! Sono certa che ogni donna che ha avuto questa esperienza dolorosa, avrebbe tante cose da dire! Cercherò di essere concisa ed incisiva….
    Sono napoletana e ho sposato nel 1989 un calabrese! Non faccio di tutta un’erba un fascio, ma il mio ex è stato un marito non geloso….di più! Sono una donna esuberante, piena di interessi e passioni e per non farlo soffrire ( scema che sono!) , in venti anni di matrimonio, senza rendermene conto, sono diventata un’altra persona…..non avevo più amici, interessi, momenti di svago…in poche parole ero solo una mamma, una casalinga e una moglie perfetta…ma solo per lui! Io non ero felice di ciò che ero diventata, avevo perso il mio innato entusiasmo per la vita! Ovvio che a lui andasse bene così! …Ma prima o poi dal sonno ci si sveglia, anche se rotti e con i pezzi della propria essenza da raccogliere un pò ovunque….tanto donarmi a lui e alla famiglia, in cambio solo di offese, tradimenti e bugie, era stato un grande errore. Consapevole che la separazione facesse male a tutti, soprattutto ai miei due figli, con pazienza e fede, aspettai che si facessero grandi abbastanza ….. poi finalmente presi coraggio e gli chiesi la separazione! E’ stata durissima, soprattutto economicamente parlando, ma ero talmente piena di speranza che, in un modo o nell’altro, sono andata avanti!…..Ora ho un compagno da cinque anni, abbiamo molti interessi comuni, tra cui la musica, lui suona ed io canto, tanti progetti ….. Da un anno viviamo insieme, con noi ci sono anche i miei figli! Con il mio ex marito ho un rapporto civile… Oggi, sono fiera di me per le scelte fatte, oggi posso dire che mi sento VIVA, ho voglia di fare ancora tante cose nella vita! Sono consapevole che ” nulla è per sempre”, ma per ora mi godo la mia vita con semplicità e sincerità! …Ma nulla, di tutto ciò che oggi ho , mi è stato regalato……ogni cosa ha avuto il suo prezzo…ma sono contenta di averlo pagato e continuare a pagare!

  6. Capita. A volte ci si spersonalizza pur di accontentare l’altro/a. Ci mettiamo giù a pelle di leopardo solo per essere apprezzati, e trovare approvazione. Ma lentamente si muore. Ci si spegne dentro. In maniera amplificata accade lo stesso a chi subisce violenza: finché non si trova la forza di guardare in faccia la realtà, si accetta tutto. Bisogna svegliarsi, e non accontentarsi, mai. Grazie, Paola.

  7. Laura Bertolotti

    Commenti splendidi di splendide Donne , “Donne Fenici” che hanno saputo risorgere dalle loro ceneri nonostante la sofferenza e gli innumerevoli problemi che comporta una separazione. Un forte abbraccio a tutti voi.

  8. Laura Bertolotti

    Quando una donna
    sta soffrendo per amore
    è molto fragile…
    perde la propria autostima
    Sente fortemente la mancanza
    delle piccole grandi cose
    che solo un vero amore sa dare.
    A volte basta un niente…
    un complimento…
    una parola dolce…
    per farle battere il cuore
    ma bisogna stare attenti
    lei non vuole riempire
    il vuoto del suo cuore con le parole
    lei vuole essere amata ancora
    lei vuole rinascere…come il sole…

  9. Maria Laura Lombardo

    L’approdo di un’anima dopo una separazione è l’abbraccio di se stessa…talvolta necessitano occhi e parole esterne per ricongiungersi ma l’amalgama e’solo dentro di noi. Viversi, amarsi senza riserve e condizioni anelando verso ciò che ci rende felici senza surrogati e compromessi è l’inizio di una danza armonica che permette ad ogni ricordo di trasformarsi in esperienza presupposto di rinascita

  10. Milena

    Ho letto e riletto i pensieri e le parole di tutte coloro che mi hanno preceduta…ed è incredibile quanto l’ articolo prima e i commenti ppi illustrino talmente bene come mi sia sentita e ancora mi sento(la luce la vedo in fondo al tunnel ma ancora non ne sono uscita), tuttavia manca quello che è accaduto a me e che rende la mia storia uguale e diversa.
    10 anni fa salvo la vita(letteralmente) al mio ex- secondo marito amatissimo e per il quale, con due bambini piccoli- anni fa avevo lasciato il primo.
    Da quest’ uomo che per quasi 25 anni mi è stato accanto ho avuto un terzo figlio e una vita di passione e di altissimi e bassissimi vista la complessità dei nostri caratteri.
    Non avevo fatto i conti con la sindrome rancorosa del beneficato e, dopo aver seguito, curato e accudito per gli anni a seguire il fatto drammatico per cui era sopravvissuto(cure, interventi, riabilitazioni) lui decide che non sta bene con me e se ne va.
    Se ne va lasciandomi problemi da risolvere che ancora non sono risolti del tutto: il più irrisolvibile la mancata accettazione di come si possa essere trattate male dopo aver fatto tanto bene.
    Piano piano sto arrivando anche a quello…provando da un lato una pietà nei suoi confronti che quasi mi sorprende e dall’ altro una nuova consapevolezza e forza in me che quasi mi spaventa e che ora più che mai mi necessita visto che ho mamma con l’ Alzheimer e che la malattia di mia madre mi mette ogni giorno di fronte a qualcosa che non saprei descrivere, nel bene e nel male.
    Tuttavia penso che doveva andare così e resto fatalista nonostante la mia concretezza…ma non mi sento e non mi sono mai sentita nonna papera

  11. Ciao Milena, molto toccante la tua storia; la diversità pur nella matrice comune rende le nostre esperienze fonti di arricchimento… Hai ragione, certe dinamiche non si riescono a comprendere, gli unici che potrebbero chiarircele sono coloro che stavano dall’altra parte. È incoraggiante sentire che ti sei scoperta una rinnovata forza che ora più che mai ti sarà d’aiuto per tua madre: questo per chi pensa che non ce la farà a fare il prossimo passo… Noi siamo guerriere, e in modo spesso inatteso attingiamo a una riserva misteriosa quanto infinita di energia. Ti faccio un grande in bocca al lupo per tutto, resta con noi e raccontaci ancora, se vuoi 😉

  12. giusy '63

    Tutte diverse ma cosi tanto uguali noi donne ! Le nostre storie , i nosti amori , sn storie e amori di ttte noi guerriere, cn sfumature proprie , uniche e irripetibili ! Sono immagine inedite di un mondo fantastico colmo di diatribe , ma cmq vadi straordinaria sempre la vita ! Siamo toste e nonostante le tempeste ne usciremo in piedi !

    • Verissimo, Giusy! Ed è bello poterlo dire, a posteriori; guardare la tempesta alle nostre spalle e dire “ce l’ho fatta, anche stavolta”. È proprio questo il messaggio che Il Porto delle Donne vuole portare a chi pensa di essere sola e unica nel suo tribolato percorso. Hai centrato perfettamente il senso di questo blog, e ti ringrazio tantissimo per il tuo contributo. Continua a scriverci! 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *