San Valentino amoroso o Luperco fecondo?

In origine la festa che oggi è san Valentino era dedicata a riti pagani per celebrare la fertilità della terra… e delle donne

Tutt’altro che santo, dunque, questo 14 febbraio. L’aureolato san Valentino è stato chiamato solo verso la fine del 400 da papa Gelasio I a rimpiazzare e cancellare dalle memorie impure i Lupercalia, festa del tutto pagana e per nulla romantica, propiziatoria della fertilità della terra e delle donne.

Era un febbraio buio e tempestoso

Già di suo febbraio era considerato un mese nefasto per il freddo, la carenza di cibo per uomini e animali e il conseguente avvicinarsi dei lupi alle greggi; come se non bastasse, Ovidio racconta che le donne in quel periodo erano afflitte da una preoccupante sterilità, per cui la popolazione si rivolse alla dea Giunone. Nel bosco a lei dedicato, la dea parlò per mezzo dello stormire delle fronde e vaticinò che se volevano risolverla dovevano lasciarsi possedere da un grosso caprone sacro agli dei.

E va be’, si dissero le donne, visto che ci troviamo già carponi per la preghiera… il sacrificio per una buona causa ci sta, a occhio e croce anche tutto.

Ma gli uomini, paonazzi per un violento picco ipertensivo causato dallo scuorno (vergogna, per i non partenopei, n.d.r.), chiamarono a gran voce il sacerdote affinché mettesse riparo a quella follia, il quale accorse sgambettando sollevandosi la tunica, e precisò alle donzelle (che intanto pure avevano cominciato a sollevarsi la tunica) che la corretta interpretazione del volere di Giunone era che bisognava sacrificare un caprone, non trombarselo.

Un po’ deluse le donne che già si vedevano protagoniste di un divertente festino orgiastico, meno feriti nell’orgoglio gli uomini, il sacrificio si fece dopodiché la pelle del piecoro fu fatta a strisce… e così inventarono il frustino fetish.

Scherzavo (ma chissà…) In realtà con quelle strisce chiamate februa frustarono davvero le donne per risvegliarne la sopita fertilità (tutte volontarie per l’esperimento) che pare partorirono felicemente dopo il tempo tecnico. Se poi fu opera del caprone sacro o del marito, questo non ci è dato saperlo.

Avete capito che popò di macello pagano s’è dovuto sobbarcare il povero san Valentino? La cristianità doveva trasformare il sesso in sole-cuore-amore, e quindi chi meglio di un santo martire a sigillare per sempre i Lupercalia?

La santità Valentino se l’è guadagnata

Ché pure lui c’ha avuto una vitaccia… Perseguitato senza tregua, catturato sotto l’imperatore Aureliano, martirizzato e decapitato il 14 febbraio del 273 alla veneranda età di 97 anni per aver sposato la cristiana Serapia e il legionario pagano Sabino.

Vero o no, le storie romantiche pure ci piacciono, almeno quanto i frustini; i due innamorati erano disperati perché lei sarebbe morta di lì a poco, così Valentino decise di unirli per la vita e oltre. E bene fu perché pure il disgraziato Sabino morì, tra le braccia della sua amata. Questo matrimonio scatenò le ire funeste dell’imperatore che lo fece catturare, torturare e giustiziare.

Mica una cosa tanto allegra…

Quindi, che fosse per flagellazioni taumaturgiche o per amori tragici e indissolubili, il 14 febbraio merita di essere onorato.

Tempus fugit

Come ben ci ricorda in copertina anche Taffo, le onoranze funebri che hanno riscritto le regole della comunicazione. E il tempo comprende anche quello destinato a stare insieme.

È da schifo ricordarsi solo a san Valentino di portare un fiore o una scatola di cioccolatini se gli altri 364 giorni si passano a ignorarsi.

Perché se per Cyrano l’amore è un apostrofo rosa tra le parole t’amo, a volte (ahimè) è anche lo spazio che intercorre tra il desiderare l’altare e la tomba (metaforica, spero)… dell’altro.

Perciò non buon san Valentino, amici miei, ma piuttosto ci auguro che sia san Valentino un po’ più spesso di un giorno all’anno. Anche solo un po’.


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