Violenza di genere: un’annosa lotta contro la paura

L’avvocato Argia Di Donato in tema di violenza di genere – I parte

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dalla moltiplicazione degli studi e delle ricerche sul tema della violenza di genere. L’attenzione mostrata ha inteso colmare un vuoto sistematico su una questione vecchia quanto il mondo, dato che dai suoi primi albori, la donna in quanto individuo fisicamente più debole rispetto all’uomo, ha dovuto patire maltrattamenti e vessazioni, violenze e prevaricazioni.

Una storia vecchia quanto il mondo

Con l’accezione “violenza di genere” si indicano tutte le forme di violenza e maltrattamento fondate sull’odio di genere e sulla discriminazione sessista (ricomprendendo in essa anche le forme di violenza nei confronti di LGBT). Uno studio casistico sul tema è abbastanza difficile, è un fenomeno prima di tutto di natura culturale, che si sviluppa essenzialmente all’interno delle famiglie e per questo motivo, il controllo dello stesso non è sempre riscontrabile.

Un problema culturale?

Nella nostra contemporaneità il fenomeno della violenza a danno della donna è addirittura in crescita e ciò nonostante l’opera di “comunicazione” per “ri-trasmettere” il rispetto nei confronti del cd. “sesso debole” da parte degli Stati nel Mondo, attraverso la legislazione nazionale e le campagne di sensibilizzazione. Non occorre scomodare la sociologia e l’antropologia per ricordare che le popolazioni antiche avevano grande deferenza per la donna in quanto madre per eccellenza e associata alla Terra, generatrice di vita. Nella donna e nella sua capacità riproduttiva, era identificato il principio femminile del divino che, attraverso l’atto del parto, proiettava se stesso sulla Terra.

Per l’antropologa Ida Magli il momento determinante della trasformazione sociale del ruolo femminile coincide con la consapevolezza da parte dell’uomo della propria supremazia fisica; attraverso la violenza fisica, l’uomo si accorge che può “possedere” (prima di tutto sessualmente) la donna analogamente ad un oggetto e/o animale, e che può renderla moneta di scambio. Quando il padre scambia la figlia assieme ad animali e oggetti, allora la posizione della donna è oltremodo chiara.

Violenza di genere: i numeri

Nel nostro paese, secondo uno studio recente, il 31,5% delle donne tra il 16 e i 70 anni (6 milioni e 788 mila) ha ricevuto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni e 353 mila) ha subito violenza fisica, il 21% (4 milioni e 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione e 157 mila) è stata vittima di stupro (652 mila) e di tentato stupro (746 mila). Le violenze sono più diffuse al Centro (12,6%) e al Sud (12,3%), mentre il minimo è riscontrabile nelle Isole (9%) (ultimi 5 anni); quelle sessuali sono più frequenti al Sud, quelle fisiche al Centro Italia (Fonte Istat).

Nonostante il percorso fatto in termini di comunicazione ed informazione per contenere il fenomeno, i casi di femminicidio in Italia sono tantissimi: dal 2000 ad oggi si registrano all’incirca tremila donne uccise, nel 50% di casi l’aggressore è il partner o l’ex partner, nel 77% dei casi un familiare. In ogni caso, l’aggressore nel 92% dei casi è sempre un uomo che uccide per possesso e gelosia, liti e dissapori, isolamento e disagio sociale, ignoranza e forma mentis di tipo socio – culturale. Sono molti i casi in cui la vittima ha in precedenza denunciato o segnalato il proprio aggressore senza aver ricevuto protezione adeguata (44%) ed altrettanti i casi avvenuti all’interno delle famiglie.

La tutela 

Il 2009 segna una svolta definitiva: la legge di conversione (Legge n.38 del 2009, ministri Alfano – Carfagna) del Decreto Legge, n. 11/2009, introduce all’interno del codice penale l’art. 612-bis (Atti persecutori) che recita: «Chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni[1]».

Il reato di stalking

Con tale disposizione legislativa viene introdotta una nuova fattispecie di reato, lo stalking, ossia il ripetersi del comportamento molesto, ossessivo, persecutorio, che si manifesta in ogni forma ossessiva, ad esempio anche con telefonate a tutte le ore, attenzioni ripetute, appostamenti, regali non graditi, biglietti e sms; una varietà di atti apparentemente innocui che spesso degenerano in minacce ed appostamenti, e pressioni anche di natura psicologica. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale per lo Stalking a essere oggetto di molestie sono, nell’86 % dei casi, donne. La durata media del comportamento molesto è superiore ad un anno e mezzo. Quanto a colui che perseguita, gli stessi dati ci dicono che, nel 55% dei casi è probabile che si tratti di un ex, coniuge o innamorato, nel 25% di un vicino di casa e nel 15% di un collega di lavoro, di scuola o di università[2].

Il “femminicidio”

Il percorso normativo sulla violenza di genere si perfeziona con il Decreto Legge 14 agosto 2013, n. 93 convertito poi in Legge n.119 del 2013. La legge del 2013, oltre a dare compiuta attuazione alla Convenzione di Istanbul che impegna gli Stati firmatari a garantire alle vittime della violenza domestica il diritto all’assistenza legale gratuita, “istituisce” il cd. femminicidio.

Criteri e modalità

È del 2014 l’intesa tra Governo e Regioni che va a definire i criteri e le modalità di accoglienza delle vittime di violenza, i requisiti che devono avere i centri antiviolenza e della Case Rifugio; la Legge di Stabilità del 2015 ha incrementato il “Fondo nazionale per politiche relative ai diritti e alle pari opportunità” attraverso il potenziamento delle forme di assistenza e di sostegno alle donne vittima di violenza e ai loro figli. Ciò include il rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri anti violenza e dei servizi di assistenza alle donne.

[1] La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ed è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

[2] Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità (di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio).

Nel prossimo articolo tratteremo il COSA FARE in caso di violenza. Lo sappiamo, è molto difficile agire in merito; nessuno, e ripetiamo nessuno, potrà mai sostituirsi a una vittima. È semplicistico dire “io avrei fatto”, “io avrei detto”… Certe situazione bisognerebbe viverle prima di emettere delle sentenze. Per noi, questo è solo un piccolo faro che speriamo possa indicare la via giusta.

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L'Avvocato Argia di Donato per Il Porto delle Donne Argia di Donato vive e lavora a Napoli. Avvocato con particolari competenze in diritto di famiglia e diritto minorile, tutela degli animali e diritto marittimo. Iscritta all’Albo dei giornalisti della Campania, Direttore Responsabile di Juris News, periodico di informazione giuridica.

È presidente di NOMOΣ Movimento Forense, associazione di avvocati impegnata sul territorio con progetti educativi e culturali, molto attiva nel contrasto alla violenza di genere e nella educazione e rieducazione alla Legalità e Giustizia all’interno delle scuole di ogni ordine e grado.

È autrice di libri, numerosi racconti e poesie contenuti in varie antologie. 

È portavoce del Movimento culturale “Liberiamo il cratere” con il quale ha realizzato numerosi reading e performance multimediali, nonché rassegne letterarie ed eventi artistici. È illustratrice, pittrice e cantante; il suo sito è www.argiadidonato.it.

Per un consiglio o una consulenza scrivi all’avvocato Argia di Donato al seguente indirizzo e-mail: studiolegaledidonatonapoli@gmail.com.

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