Violenza sulle donne: cosa e come fare.

L’avvocato Argia Di Donato spiega come affrontare un caso di violenza – II parte

Nel nostro precedente articolo abbiamo esaminato il fenomeno della violenza sulle donne (ma non solo) nella sua globalità. Andiamo ad approfondire.

Esistono varie forme di violenza esercitate sulle donne: dal maltrattamento verbale all’abuso psicologico, dalla coercizione economica all’aggressione fisica. Tutte hanno qualcosa in comune: la paura.

Sempre più spesso, le donne vittime di violenza sono oggetto di precedenti e numerose condotte vessatorie e illecite che vengono o prese sotto gamba perché sminuite dalla stessa vittima o dai familiari e amici o nascoste e taciute, per timore di eventuali ritorsioni e perciò non denunciate. Alla base di ogni forma di prevaricazione infatti c’è sempre l’assoggettamento psicologico o fisico della vittima rispetto al proprio carnefice. Assoggettamento che trae la propria linfa vitale dalla paura della perseguitata.

Il mio lavoro, durante gli ultimi anni, mi ha messo in contatto con un numero elevato di donne vittime di violenza. E non solo di quella fisica, che lascia i segni più evidenti. I casi che ho seguito mi hanno offerto l’opportunità di approfondire anche il tema della violenza psicologica, quel tipo di sopraffazione nascosta perciò subdola, in quanto generatrice di ferite assai profonde e difficilmente sanabili.

Il caso

Ricordo il caso di una cliente, una donna semplice con un’istruzione media, casalinga, il cui marito – con minacce costanti di “tagliarle i viveri” se non avesse seguito le sue “istruzioni” sulla gestione della casa e dei figli – la vessava, maltrattandola costantemente e minando il suo amor proprio e la sua sicurezza in quanto “donna e madre”. Quest’uomo non perdeva occasione per minimizzarla anche davanti a figli e a terzi e lo stesso non si risparmiava in offese e minacce di vario tipo.

Il terrore delle conseguenze

Quando, su consiglio di un’amica, varcò la soglia del mio studio e si sedette di fronte a me, non fu facile per lei comunicarmi il suo disagio. Era titubante e timorosa, quasi tremava, e non era molto sicura di volersi separare dal marito, aveva troppa paura di lui e di una sua reazione estrema: era infatti terrorizzata che questi gli avrebbe portato via la casa e i figli. La relazione malata che aveva con il “suo” uomo l’aveva trascinata in una dimensione di sfiducia, indecisione e incertezza perenni, tali da convincersi di essere davvero quella donna che il marito descriveva: una stupida mentecatta, incapace di amministrare i (pochi) soldi che egli le dava per la gestione familiare, e una madre inadeguata che non aveva alcun piglio sui suoi bambini.

La poverina, nella difficoltà di ribellarsi al proprio persecutore, era caduta in una depressione profonda dalla quale è uscita con estrema difficoltà e fatica. Non oso immaginare in che modo la situazione sarebbe degenerata se la signora non avesse avuto il coraggio di dire a se stessa “basta, non ne posso più”.

Violenza familiare o domestica: nessuna distinzione di sesso

 La violenza domestica è un fenomeno molto diffuso che riguarda ogni forma di abuso psicologico, fisico, sessuale e le varie forme di comportamenti coercitivi esercitati per controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo familiare (OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità). Questo tipo di violenza, presente in tutti i paesi e in tutte le fasce sociali e senza distinzione di età, sesso, razza ed etnia, può portare gravi conseguenze nella vita psichica di chi che la subisce, in quanto causa di numerosi problemi psicologici, sindromi depressive, problemi somatici come tachicardia, ansia, tensione, sensi di colpa e vergogna, bassa autostima, disturbo post-traumatico da stress ecc. Le condizioni (emotive, comportamentali e fisiche) della vittima, naturalmente, peggiorano se la violenza si protrae nel tempo, con il pericolo di arrivare al famoso “punto di non ritorno”, in cui qualsiasi azione non ha alcuna capacità risolutiva.

Il mobbing familiare

Tutti quegli atteggiamenti ad ampio contenuto denigratorio nonché persecutorio volta alla distruzione della personalità altrui (generalmente coniuge) e rientranti nel cd. “mobbing familiare”, possono danneggiare la vittima, ingenerando gravi conseguenze che il più delle volte sfociano in una vera e propria patologia psichiatrica che si compone di una variegata sintomatologia ansioso-depressiva con conseguenti perdita di autostima, depressione, insonnia, isolamento; nonché ripercussioni anche fisiche dalla cefalea, tremore e tachicardia alla dermatosi, gastrite e sudorazione fredda.

Il mobbing non è una malattia ma può esserne la causa

I singoli atti posti in essere dal “mobber” di per sé possono anche non avere contenuto illecito ma, inseriti in una serie sistematica e continua, provocano ansia ed angoscia nella vittima sino a lederne lentamente l’equilibrio psichico.

Cosa fare

È molto difficile combattere i fenomeni di violenza, dato che la spinta per la risoluzione al problema dev’essere avviata proprio dalla stessa vittima attraverso la denuncia. La vittima di violenza, infatti, è spaventata, fragile, spesso sola ed emarginata e nell’impossibilità di fare capo a qualche familiare o amico.

L’Associazione NOMOΣ Movimento Forense a fianco delle vittime

L’Associazione NOMOΣ Movimento Forense (che ho l’onore di rappresentare) attraverso il Vo.Ce. – Le Voci Celate, l’Osservatorio per lo sviluppo e miglioramento dell’informazione sulla violenza di genere e sulla quella intra familiare (con particolare attenzione alle condizioni di  donne e minori), svolge un importante lavoro sulle donne vittime di violenza che “segue”, tramite l’ascolto e  la condivisione del dolore delle stesse, in modo da poter consigliare – con l’ausilio di professionisti competenti e psicoterapeuti – la strada più opportuna per riconquistare la propria autostima e l’iter giudiziario indispensabile per aver soddisfazione dei propri diritti violati. È fondamentale per una donna vittima di violenza riappropriarsi di una nuova fiducia. Ogni azione risolutiva non può prescindere da questa operazione.

È assolutamente necessario, in condizioni di abuso o di maltrattamento – fisico, psicologico, sessuale – riferirsi ad un avvocato o ad un Centro antiviolenza e/o ad associazioni a tutela delle donne, onde evitare di incorrere in degenerazioni serie e pericolose.

Ed in caso di violenza fisica, di atti persecutori, di minacce ecc, denunciare immediatamente e senza alcuna remora l’episodio o l’accaduto alle forze dell’Ordine.

Nel prossimo articolo l’avvocato Di Donato ci parlerà degli strumenti a disposizione di ogni donna: dai numerosi centri antiviolenza distribuiti sul territorio nazionale al Codice Rosso; inoltre, del congruo aumento delle pene nei casi di violenza descritti.

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L'Avvocato Argia di Donato per Il Porto delle Donne Argia di Donato vive e lavora a Napoli. Avvocato con particolari competenze in diritto di famiglia e diritto minorile, tutela degli animali e diritto marittimo. Iscritta all’Albo dei giornalisti della Campania, Direttore Responsabile di Juris News, periodico di informazione giuridica.

È presidente di NOMOΣ Movimento Forense, associazione di avvocati impegnata sul territorio con progetti educativi e culturali, molto attiva nel contrasto alla violenza di genere e nella educazione e rieducazione alla Legalità e Giustizia all’interno delle scuole di ogni ordine e grado.

È autrice di libri, numerosi racconti e poesie contenuti in varie antologie. 

È portavoce del Movimento culturale “Liberiamo il cratere” con il quale ha realizzato numerosi reading e performance multimediali, nonché rassegne letterarie ed eventi artistici. È illustratrice, pittrice e cantante; il suo sito è www.argiadidonato.it.

Per un consiglio o una consulenza scrivi all’avvocato Argia di Donato al seguente indirizzo e-mail: studiolegaledidonatonapoli@gmail.com.

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